I divani di design più famosi: icone di ieri e modelli di oggi

Divano di design Ghost di Gervasoni in versione modulare
Immagine courtesy Gervasoni

Alcuni divani hanno smesso di essere semplici sedute per diventare pezzi di storia del design. Ecco le icone che hanno cambiato il modo di stare seduti e i modelli contemporanei che ne raccolgono l’eredità.

Articolo aggiornato a ottobre 2026

Tra i divani di design famosi ci sono progetti che hanno quasi cent’anni e continuano a essere prodotti, copiati, desiderati. Non sono necessariamente i più comodi né i più costosi: sono quelli che hanno introdotto un’idea nuova, una tecnica, una postura, un modo diverso di abitare il soggiorno. Conoscerli aiuta a leggere anche i divani di oggi, perché molte delle soluzioni che consideriamo normali, dai moduli liberi alle sedute basse e avvolgenti, sono nate proprio da queste icone. La redazione ha selezionato i modelli che, a nostro giudizio, hanno segnato davvero la storia dell’imbottito.

In sintesi

  • Un divano diventa iconico quando introduce un’idea nuova e resiste al tempo.
  • Il Chesterfield è l’archetipo del divano in pelle capitonné.
  • LC2 e LC3 del 1928 hanno portato il tubolare d’acciaio nel salotto.
  • Gli anni Settanta di Marenco, Camaleonda e Togo hanno inventato la seduta morbida e modulare.
  • Oggi modelli come Ghost di Gervasoni raccolgono questa eredità con linguaggi nuovi.

Cosa rende iconico un divano?

Un divano diventa un’icona quando unisce tre qualità: un’idea forte, riconoscibile al primo sguardo; un’innovazione, tecnica o d’uso, che cambia il modo di sedersi; e una capacità rara di attraversare le mode senza invecchiare. I modelli che seguono hanno tutte e tre queste qualità, e per questo sono ancora in produzione o sono stati riproposti dalle aziende che li avevano lanciati.

Chesterfield: l’archetipo del divano in pelle

Il Chesterfield è il divano per antonomasia. Braccioli e schienale alla stessa altezza, lavorazione capitonné, pelle che invecchia con dignità: la tradizione ne colloca l’origine nell’Inghilterra del Settecento, ma la forma che conosciamo si afferma nell’Ottocento nei club e nelle biblioteche private. È l’unico modello di questa selezione senza un autore preciso, eppure è forse il più imitato al mondo. Ne ripercorriamo le origini nella storia del divano.

Divano di design Peanut B di Bonaldo in un ambiente contemporaneo
Immagine courtesy Bonaldo

LC2 e LC3: la gabbia e il cuscino

Nel 1928 Le Corbusier, Pierre Jeanneret e Charlotte Perriand presentano poltrone e divani in cui una struttura in tubolare d’acciaio racchiude grandi cuscini imbottiti, come in una gabbia. È un rovesciamento radicale: la struttura, che nel divano tradizionale resta nascosta, diventa visibile e definisce l’immagine dell’oggetto. Prodotte da Cassina a partire dagli anni Sessanta, le sedute LC sono ancora oggi un simbolo del modernismo.

Marenco: il divano diventa un cuscino

Nel 1970 Mario Marenco disegna per Arflex un divano fatto quasi solo di imbottitura: grandi cuscini morbidi, senza struttura apparente, che sembrano appoggiati su un basamento. È l’annuncio di una nuova sensibilità, informale e accogliente, che rompe con la compostezza del salotto borghese e invita a una seduta più rilassata.

Camaleonda: la libertà dei moduli

Lo stesso anno Mario Bellini presenta la Camaleonda, un sistema di moduli imbottiti che si agganciano tra loro con anelli e corde e si ricompongono a piacere. È il manifesto del divano modulare: non più una forma data, ma un paesaggio da inventare. Dopo decenni di assenza dalla produzione è stata riproposta nel 2020, a conferma di un’attualità sorprendente. Chi è interessato a questa idea trova la sua evoluzione nella guida ai divani modulari e componibili.

Togo e Mah Jong: sedersi quasi a terra

Nel 1973 Michel Ducaroy disegna per Ligne Roset il Togo, una seduta interamente in schiuma, senza struttura rigida, con la caratteristica superficie a pieghe. Pochi anni prima Hans Hopfer aveva immaginato per Roche Bobois il Mah Jong, un sistema di cuscini sovrapposti da comporre liberamente. Entrambi portano la seduta vicino al pavimento e trasformano il divano in un luogo da abitare, più che da usare.

Le icone contemporanee

L’eredità di questi progetti è viva nei divani di oggi. Nel 1987 Paola Navone disegna per Gervasoni il Ghost, con le sue fodere morbide e abbondanti che sembrano appoggiate sulla struttura: un’idea di comfort informale che ha fatto scuola e che ritroviamo in molte collezioni attuali. Abbiamo notato come anche aziende come Bonaldo, con modelli dalle forme morbide come il Peanut B, lavorino su volumi scultorei che si leggono come oggetti d’arredo prima ancora che come sedute. È lo stesso spirito che anima i divani a isola, protagonisti degli open space contemporanei, e la ricerca sui materiali, dalla pelle naturale raccontata nella guida ai divani in pelle moderni alle palette calde dei colori dei divani di tendenza.

Per vedere da vicino la storia del design italiano, il Museo del Design Italiano della Triennale di Milano è una tappa obbligata. Per scoprire i modelli contemporanei dei grandi marchi italiani, Arredare Moderno, l’e-commerce di riferimento per i divani moderni, raccoglie collezioni che vanno dalle reinterpretazioni dei classici ai sistemi più innovativi.

Domande frequenti

Qual è il divano di design più famoso?

Il Chesterfield è probabilmente il più conosciuto e imitato. Tra i progetti d’autore, le sedute LC di Le Corbusier, Jeanneret e Perriand sono tra le più celebri.

Perché i divani degli anni Settanta tornano di moda?

Perché hanno inventato la seduta bassa, morbida e modulare che corrisponde al modo informale in cui viviamo oggi il soggiorno.

Cosa rende iconico un divano?

Un’idea forte e riconoscibile, un’innovazione nel modo di sedersi e la capacità di restare attuale nel tempo.

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