Come pulire il divano in microfibra: metodi, macchie e aloni

Divano componibile Denver di Bontempi Casa dalle forme arrotondate in un loft
Immagine courtesy Bontempi Casa

La microfibra è uno dei rivestimenti più pratici per il divano, ma ha un punto debole: gli aloni. Ecco come pulirla ogni giorno, come togliere le macchie più comuni e cosa fare quando il divano non è sfoderabile.

Sapere come pulire il divano in microfibra significa sfruttare fino in fondo i vantaggi di un rivestimento nato per semplificare la vita. La microfibra è resistente, morbida, poco incline a trattenere lo sporco in profondità e, nella maggior parte dei casi, tollera bene l’acqua. Proprio per questo si tende a pulirla con troppa energia o con troppa acqua, e il risultato sono quegli aloni chiari o scuri che restano visibili anche dopo l’asciugatura. Con qualche accorgimento il problema si evita del tutto. La redazione ha raccolto un metodo semplice, dalla lettura dell’etichetta alla spazzolata finale.

In sintesi

  • La microfibra è fatta di fibre sintetiche finissime e fitte, di solito poliestere o poliammide.
  • I codici W, S, WS e X, quando presenti, indicano se pulire con acqua, con solventi o solo con l’aspirapolvere.
  • Gli aloni nascono quasi sempre da troppa acqua o da un’asciugatura non uniforme.
  • Sulle macchie si tampona con un panno bianco, dall’esterno verso il centro.
  • Una spazzola morbida, passata a tessuto asciutto, rialza le fibre e uniforma la superficie.

Che cos’è la microfibra?

La microfibra è un tessuto realizzato con fibre sintetiche molto sottili, di solito in poliestere o poliammide; per il significato del termine si può consultare la voce microfibra del vocabolario Treccani. La finezza delle fibre permette di ottenere tessuti molto fitti, morbidi al tatto e resistenti all’abrasione, che lasciano poco spazio allo sporco. Nel mondo dei divani la microfibra si trova in molte versioni: liscia, scamosciata, con effetto velluto o con trattamenti idrorepellenti. Per questo, prima di pulirla, conviene sapere di quale tipo si tratta. La guida ai tessuti per divani la mette a confronto con gli altri rivestimenti.

Divano componibile Superneutro di Felis in un soggiorno
Immagine courtesy Felis

Che cosa indicano le sigle sull’etichetta?

Indicano il tipo di pulizia ammesso. Accanto ai simboli di manutenzione, molti produttori, soprattutto di origine anglosassone, usano un codice a lettere: W significa che si può pulire con prodotti a base d’acqua; S che vanno usati solo prodotti a base di solvente, senza acqua; WS, o SW, che sono ammessi entrambi; X che è consentita solo l’aspirazione, mentre il resto va affidato a un professionista. Non tutti i divani riportano questo codice, ma quando c’è è l’indicazione più preziosa per evitare danni. In assenza di indicazioni si procede sempre con una prova in un punto nascosto.

Come si pulisce la microfibra ogni giorno?

Con l’aspirapolvere e una spazzola morbida. Una passata settimanale con la bocchetta per imbottiti elimina polvere e briciole prima che si depositino tra le fibre. Per i peli degli animali sono molto efficaci un rullo adesivo o un guanto in gomma leggermente inumidito, passato sulla superficie con movimenti rapidi. Ogni tanto conviene spazzolare tutta la seduta in un’unica direzione: la microfibra, soprattutto nelle versioni scamosciate, cambia tono a seconda di come sono orientate le fibre, e una spazzolata uniforme le riporta in ordine.

Come si tolgono le macchie dalla microfibra?

Si tamponano subito con un panno bianco asciutto, dall’esterno verso il centro, per assorbire il più possibile senza allargare la macchia. Se il codice lo consente, si prosegue con un panno appena inumidito con acqua tiepida e poche gocce di sapone neutro, tamponando con pazienza. Sulle microfibre che non tollerano l’acqua si usa un detergente a base solvente specifico per imbottiti; molti utilizzano anche l’alcol, che evapora in fretta e lascia meno aloni, ma va sempre provato prima in un punto nascosto perché alcuni colori possono reagire. Sulle macchie di unto funzionano bene l’amido di mais o il talco, lasciati agire e poi aspirati. Per i tessuti in generale vale il metodo della guida su come pulire il divano in tessuto.

Come si evitano gli aloni?

Usando poca acqua e asciugando in modo uniforme. L’alone si forma quando una zona bagnata asciuga lasciando un bordo netto, dove si concentrano sporco e sali disciolti. Per evitarlo si lavora con il panno appena umido, mai bagnato, e si sfuma la zona trattata inumidendo leggermente anche il tessuto intorno, così che non resti un confine visibile. Molti preferiscono l’acqua demineralizzata, che non lascia residui di calcare. L’asciugatura deve avvenire all’aria, in una stanza ben ventilata, lontano dal sole diretto e senza phon caldo. Quando il tessuto è asciutto, una spazzolata leggera completa il lavoro.

E se la microfibra è chiara o il divano non è sfoderabile?

Si usa la stessa tecnica, con più attenzione. Sulle microfibre chiare la manutenzione deve essere più frequente e gli interventi sulle macchie immediati; meglio usare solo panni bianchi e diffidare dei prodotti colorati. Sui divani non sfoderabili si lavora a piccole sezioni, con il panno ben strizzato, per non far arrivare l’acqua all’imbottitura, che asciugherebbe lentamente. Se invece le fodere si possono togliere, il lavaggio segue le regole spiegate nella guida al divano sfoderabile. Per chi ha animali è utile anche la guida al tessuto antigraffio per il divano, dove la microfibra è tra i materiali più consigliati.

Quali errori evitare?

Gli errori da evitare sono bagnare troppo il tessuto, strofinare con forza, usare candeggina o detergenti aggressivi, asciugare con aria calda e applicare prodotti senza averli provati prima. Anche gli smacchiatori per bucato non sono pensati per gli imbottiti e possono lasciare aloni difficili da eliminare. Un approccio delicato è quello consigliato anche per i velluti, come spiega la guida su come pulire il divano in velluto.

Come si pulisce la microfibra scamosciata o effetto velluto?

Con più delicatezza rispetto alla microfibra liscia. Le versioni scamosciate e quelle con effetto velluto hanno una superficie a pelo corto che cambia tono a seconda dell’orientamento delle fibre, proprio come il velluto. Per questo l’aspirazione e la spazzolatura vanno fatte sempre nella stessa direzione, e sulle macchie si tampona senza movimenti circolari, che lascerebbero segni visibili. Dopo ogni intervento con il panno umido, quando il tessuto è asciutto, una spazzola morbida riporta le fibre in ordine e cancella le differenze di colore. Su queste superfici gli aloni sono più evidenti, quindi l’uso di poca acqua e l’asciugatura uniforme diventano ancora più importanti. Le microfibre con effetto scamosciato sono spesso chiamate anche simil alcantara, e per loro valgono molte delle indicazioni dedicate a quel materiale.

Infine, un consiglio di prevenzione: molte microfibre per arredamento sono trattate in fabbrica con finiture antimacchia o idrorepellenti, che con il tempo e i lavaggi perdono parte della loro efficacia. Chiedere al venditore se il trattamento può essere rinnovato, e con quali prodotti, aiuta a mantenere il rivestimento protetto più a lungo. Nelle case con bambini e animali è un piccolo investimento che si ripaga in tempo risparmiato.

Al momento dell’acquisto vale la pena verificare il tipo di microfibra e le istruzioni di pulizia: il catalogo di Arredare Moderno, e-commerce di riferimento per i divani moderni, riporta per ogni modello i rivestimenti disponibili e le indicazioni utili per confrontarli.

Domande frequenti

Si può usare l’alcol sulla microfibra?

Spesso sì, soprattutto sulle microfibre con codice S, perché evapora in fretta e lascia meno aloni. Va sempre provato prima in un punto nascosto.

Come si tolgono gli aloni d’acqua?

Si inumidisce in modo uniforme tutta la zona, sfumando i bordi, si lascia asciugare all’aria e poi si spazzola il tessuto in un’unica direzione.

La microfibra si lava in lavatrice?

Le fodere sfoderabili sì, se l’etichetta lo consente, con un programma delicato e a bassa temperatura. Il resto si pulisce sul posto.

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